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2                                                                GIORGIO SALVINI


          Desidero esprimere la nostra gratitudine al Comitato Nazionale per le Celebrazioni
       ed al suo Presidente Carlo Bernardini per i Convegni, le mostre e i musei preparati per
       questa importante occasione.

       1. - La vita di Fermi, scritta da tre maestri

          Nel libro sono riportate, come si è detto, tre commemorazioni di Enrico Fermi: due di
       Enrico Persico [6] e di Edoardo Amaldi [6], lette a pochi mesi dalla sua scomparsa. Una
       del 1968, scritta da Franco Rasetti, nelle Celebrazioni Lincee di quell'anno [6]. Rasetti è
       vivente oggi a Bruxelles, in età di cento anni.
          Questi illustri scienziati hanno trascorso molti intensi anni di studio e lavoro con En-
       rico Fermi, come essi ricordano. Enrico Persico gli fu anche amico e compagno di scuola
       nella prima giovinezza in Roma. Amaldi e Rasetti parteciparono alle fondamentali ricer-
       che nucleari in Roma. Tutti mantennero con lui un continuo rapporto scientifico, e resta-
       no personaggi nobili ed indimenticabili della nostra storia della fisica e dell'insegnamento
       di essa, con caratteri diversi, e con diversi interessi teorici e sperimentali.
          È impressionante, per chi come me ebbe il privilegio di conoscerlo, vedere come da
       questi tre ricordi emerge la figura di Enrico Fermi in tutta la sua dimensione di scien-
       ziato eccelso, capace di fulminee intuizioni, ma anche lavoratore instancabile, sereno,
       tranquillo, profondamente umano verso i compagni di studio, gli allievi, la famiglia, gli
       amici.
          Le tre memorie qui riportate vanno dunque lette, perché esse aiutano ad inserire nella
       storia mondiale e nell'insegnamento la persona che è stata Enrico Fermi. Lo ricordano
       negli anni giovanili, con episodi anche divertenti, ed insieme manifestano verso di lui una
       fraterna amicizia ed una profonda ammirazione, priva di rivalità od invidia.
          Questa immagine lo accompagnerà per sempre, sino alla morte. Egli è insieme un
       gigante del pensiero, ma è anche uno di noi, un essere umano che sa soffrire e impegnarsi,
       che cerca e lavora in laboratorio ed a tavolino, che vuole insegnare bene e si prepara
       accuratamente a questo, che mette il suo raccolto a disposizione di tutti.
          Voglio comunque osservare, a proposito della evoluzione italiana, che la linea scientifi-
       ca di Enrico Fermi, dalla statistica all'intelligenza degli atomi più complessi, allo sviluppo
       rigoglioso della teoria dei solidi, alla sistemazione dell'elettrodinamica, alla folgorante teo-
       ria della disintegrazione beta, ha aperto una corrente di pensiero che ha tenuto l'Italia in
       primissima linea teorica e sperimentale per i decenni successivi. Basti ricordare, nel cam-
       po delle particelle interessanti per le interazioni deboli, la scoperta famosa di Conversi,
       Pancini, Piccioni [2] sulle proprietà fondamentali della famiglia dei leptoni, interpretata
       nella sua inattesa profondità ed estensione da Fermi e collaboratori (vedi articolo di Jacob
       e Maiani), lo storico chiarimento sulla teoria dei campi portato dall'angolo di Cabibbo,
       la scoperta di Rubbia e collaboratori dei bosoni intermedi, l'apertura di nuovi laboratori
       in Italia per le ricerche sulla fisica degli stati aggregati (ai quali Fermi fu attentissimo,
       dalla sua tesi in Pisa, e per tutta la sua vita).
          Come osserva Ettore Fiorini nella sua prefazione alla storia di Enrico Fermi scritta
       da Pontecorvo [3], "Raramente nella storia del nostro Paese, e non solo in quella della
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